REPORT # 21
ULTIMO REPORT

QUELLI CHE STANNO A NORD D'INVERNO



IL CERCHIO SI È CHIUSO

Inverno 2009
parete nord della Presolana Occidentale
Via Placido Piantoni

LE IMMAGINI


PROLOGO - Estate2006

Ennio Spiranelli e Giangi Angeloni ripetono la Placido Piantoni, aperta in tre giorni nell’estate del “78 da Livio Piantoni, Flavio Bettineschi, Rocco Belinghieri e Guglielmo Boni. Le ripetizioni si contano solo su una mano, tra queste un tentativo invernale da parte di Tiberio Quecchia, purtroppo non riusciamo a sapere se è arrivato al cengione o se si è fermato prima. Renzo Carrara, per 12 anni gestore del Rifugio Albani si ricorda che probabilmente non è giunto al termine della via, ma non ne è certo.
Ennio e Giangi descrivono con grande entusiasmo l’arrampicata che offre questa linea vertiginosa e la domenica successiva Marco Birolini e Daniele Natali vanno a ripeterla e la trovano veramente bella. Io purtroppo sono inchiodato a letto da una dolorosa ernia cervicale che mi bloccherà tutta l’estate. Il desiderio di scalare e di accarezzare il calcare della Regina cova come brace sotto le ceneri. A settembre le cose migliorano e con Daniele e Marco “rincorrendo Ettore” verifico che tutto funzioni, lo spigolo Castiglioni, la cavalcata delle creste e la discesa dal sentiero della Porta, tolgono un po di ruggine dalle ossa e fan salire la voglia di andare a mettere le mani sulla Placido. Gli amici mi descrivono la via, mi mostrano da dove sale, un capolavoro aperto con tanto artificiale ed un po’ di libera, senza mai forare la roccia. Una linea costantemente strapiombante, che salita in ottica moderna offre difficoltà sostenute e continue sino al 7a+. Giangi l’ha salita completamente in libera e a vista con esclusione di un passo al nono tiro. Tra le tante chiacchiere fatte lungo le creste si parla anche di invernali e come al solito si azzarda l’ipotesi di salirla in inverno senza fermarsi al cengione ma con un’uscita in vetta.

Arriva l’inverno e tutto tace, tutto si ferma immobile sotto la neve ed il ghiaccio. Finchè Ennio, sempre lui, una costante fucina di informazioni, spunti e notizie, mi fa avere una video-cassetta che gli ha dato Roby Piantoni. A casa me la guardo e resto fulminato. Si tratta delle riprese fatte nel 1978 da Renzo Carrara e Nani Tagliaferri durante i tre giorni in cui è stata aperta la Placido. Fantastico, mi sento risucchiato in quegli anni in cui ero ragazzino e nemmeno sapevo che ci fosse una parete nord della Presolana. Quando parlare di montagna era sinonimo di gite oratoriali con il “plaid”, i panini imbottiti e la spuma nera in bottiglia. Però l’immagine del “Che” sulle maglie era la stessa, come stessi erano i capelli lunghi con i basettoni, i jeans a zampa d’elefante e le camice a scacchi.
Non solo cresce l’urgenza di andare a ripetere quella linea, ma prende forma con Alberto Valtellina, un caro amico con cui ho iniziato a scalare e che ora si occupa di regia e produzioni cinematografiche, l’idea di ripercorrere  e documentare, trent’anni dopo, il ritorno su quello scudo giallastro dei figli degli alpinisti di allora. Con Roby Piantoni e Yuri Parimbelli intraprendiamo il cammino di “QUELLI CHE STANNO A NORD”.


IN CAMMINO - 2007 Finalmente!
Ci aspetta un’estate unica. La meteo ci regala una serie di fine settimana all’insegna del bello fisso. Con Daniele ripeto al via Placido Piantoni e tutte le aspettative vengono confermate. Giangi torna in parete e libera l’ultimo passo. Con Roby e Yuri torniamo in parete altre due volte per le riprese del film. Si respira aria di festa, altro che alpinismo eroico fatto di privazioni e stenti. Dal basso gli amici, le mogli ed i figli aiutano ed aspettano. Gli attori delle salite di ieri: Rocco, Gugliemo, Renzo, ci seguono con i binocoli e ad ogni rientro ci fanno trovare un tavolo sempre imbandito. Sono orgogliosi di quello che stiamo facendo. Il vino e le parole scorrono liberamente e si torna più volte sull’idea della salita invernale.
Un nuovo inverno è alle porte e con Marco e Daniele pianifichiamo la salita, ma quando abbiamo la disponibilità di tempo, la meteo fa le bizze, e quando la meteo è stabile, noi non abbiamo possibilità di liberarci dai diversi impegni. Veloci passano i mesi ed il gelo e la neve lasciano nuovamente spazio alla bella stagione. L’appuntamento è rimandato. Daniele torna sulla Placido con degli amici, altri amici vanno a ripeterla. Tutti concordano sulla bellezza e l’impegno della via. È un bel modo per rendere omaggio a chi ha intuito e salito questa linea, regalandoci questa opportunità.


LA CRONACA – Inverno 2009

Marco purtroppo è bloccato per un trauma al ginocchio, io e Daniele teniamo d’occhio la situazione. Alcuni fine settimana buoni ci sfuggono, la neve quest’anno non manca, anzi è troppa. L’inverno sta per volgere al termine, l’urgenza interiore di tentare cresce e pulsa. Saliamo con gli sci e guardiamo l’oggetto dei nostri desideri. Non ci preoccupa lo scudo strapiombante, ma i “facili” tiri d’uscita e poi l’incognita dell’ultimo salto sino alla vetta della Presolana Occidentale, orlato da grandi cornici. Sabato 7 marzo ci spingiamo con gli sci sino all’attacco, purtroppo l’accesso estivo, che aggira lo zoccolo basale, non è fattibile, c’è il rischio che si stacchi tutto il versante sovraccaricato dalla neve. Ci spingiamo sotto lo zoccolo, saliremo da li: un muro ripido di roccia, erba e neve. Individuiamo il posto migliore dove attaccare e scendiamo.

Venerdì 13 marzo
Alle 12,30 si fugge dal lavoro, tutto è pronto. Con noi ci sono anche Ennio e Giangi che hanno un conto in sospeso sulla nord della Presolana di Castione. Questo fine settimana c’è ressa a nord. Vista l’ora e la necessità di portare tutto all’attacco, attrezzare lo zoccolo e la successiva rampa di neve sino alla base della parete vera e propria, optiamo per salire in seggiovia. Alle 17, il saccone è pronto e Daniele parte per questo tiro di MO (misto orobico), che si rivelerà uno dei più impegnativi: due protezioni precarie, uno strapiombino ed un solido mugo. Le picche mordono bene la terra ghiacciata e sprizzano scintille quando raschiano sulla roccia. Daniele mi recupera alla sosta, due corpi morti ribatutti nella terra e nella neve ghiacciata, abbiamo solo due piccozze e quindi mi tocca scalare, le mani sono presto insensibili, sullo strapiombino, riesco a recuperare una piccozza. Un blocco mi resta tra le mani e vola via oltre la spalla. Ormai è buio e alla luce delle frontali saliamo lo scivolo di neve sino alla base della parete, dove la scaglia adagiata alla parete, alta più di 10 metri, è quasi totalmente sommersa. Fissiamo le corde, ci caliamo e di corsa rientriamo al rifugio Albani dove ci aspettano Giangi ed Ennio per una cena luculliana, annaffiata da due bottiglie di rosso e la grappetta finale.

Sabato 14 marzo
Ore 5. La sveglia suona. Salutiamo Giangi ed Ennio che salgono al Passo dello Scagnello. Prima delle 6 siamo già in cammino. Ci aspetta una lunga giornata, la parete incombe, mi sento stranamente tranquillo mentre attraversiamo le bianche onde del Mare in Burrasca. Il fatto di avere risolto il tiro dello zoccolo e di trovare già le corde fissate, mi da sicurezza. Risaliamo le fisse e recuperiamo il saccone. Siamo consci che sarà indispensabile un bivacco e quindi saliamo con tecnica da big wall, il primo scala, il secondo un po’ in arrampicata ed un po’ con le jumar sale ed aiuta a recuperare il saccone, colmo di ogni ben di Dio. La parete è pulita anche se le brevi sezioni facili sono tutte ricoperte da croste di neve. Ore 8. Parte Daniele e subito prendiamo le misure, molti appigli sono ricoperti da uno strato di neve, scaliamo con gli scarponi e con parecchia artificiale. Al termine della seconda lunghezza una grande lastra di neve copre la sosta, Daniele è allegro e si diverte a farla precipitare nel vuoto. La temperatura non è così rigida, si può scalare anche senza guanti, importante è non toccare la neve. L’inizio del terzo tiro è un lungo traverso sprotetto, che d’estate si risolve in pochissimo tempo. Ora si tribola. Piccozze alla mano e si ripulisce, si procede lentamente, assicuro con attenzione Dan e mi immagino quando sarà il mio turno, mi vedo già decollare e visitare una bella fetta di parete con un veloce pendolo. Invece tutto va per il meglio, mentre il saccone oscilla nel vuoto, con calma attraverso ed inizio a salire la sezione più strapiombante. Daniele mi chiede se voglio andare avanti, sono combattuto, non so che fare, sarei sicuramente più lento. La decisione è presa, mi limiterò a fare da prode scudiero. Tiro dopo tiro procediamo senza sosta, siamo una macchina veloce e sincronizzata, o per lo meno, questo percepiamo. Ci divertiamo pure, tra foto e battute saliamo sempre più fluidi, c’è una bella atmosfera, in fondo ci sentiamo un po’ a casa nostra. Nonostante gli scarponi, i numerosi chiodi tirati e l’utilizzo delle staffe, si scala in libera nei tratti meno difficili, l’apice del divertimento viene raggiunto quando sul “passaggio rana” dopo un incrocio di piedi, Daniele fa un aggancio di tallone e cerca il sacchetto della magnesite che non c’è. Scherziamo e ci sbeffeggiamo reciprocamente, ma siamo ben coscienti di cosa stiamo facendo e dove siamo, una veloce occhiata tra i nostri piedi ci fa percepire il vuoto che ci sostiene, uno sguardo a 180° ci dona una vista spettacolare su montagne e valli innevate. Al nono tiro, dove un tetto ed un traverso rendono problematico il recupero del saccone, mentre impreco contro il socio che non mette in trazione la corda di recupero, lui ha pure il coraggio di affacciarsi dalla sosta e di scusarsi, ma in quel momento ha altro da fare e sta rispondendo al sms di un’amica. Un amico così o lo si uccide o gli si vuole bene. Opto per la seconda opzione. Sono le 17 e siamo alla nona sosta dove intendiamo bivaccare in una piccola grotta, è ancora presto, lasciamo il saccone e saliamo per altre due lunghezze. Qui la suonata cambia appena usciti dal muretto del chiave, che Daniele risolve brillantemente seguendo i consigli di Maestro Biro, cioè: piede nel cordino. si deve scalare per forza sul VI e poi sul V+, con pochissime protezioni e la neve che sporca gli appigli. Salgo da secondo e mi complimento con il socio e non paghi fissiamo anche l’altra corda sulla undicesima lunghezza della giornata, veramente ostica, qui la roccia è pure marcia. Alle 19, dopo 11 ore di non stop, iniziamo a preparare la nostra suite imperiale, c’è pure l’angolo cottura e dal saccone, oltre ai sacchi a pelo e ai duvet, escono pure un sacco di leccornie. Una vera camera con vista ci regala immagini uniche del sole che tramonta sulla Val di Scalve e poi su un cielo stellato da togliere il respiro. Io ronfo alla grande mentre Dan si gira e rigira per tutta la notte.

Domenica 15 marzo
Ore 5 suona la sveglia. Siamo determinati e tranquilli, sappiamo che oggi incontreremo le vere difficoltà e che sul terreno più facile, articolato ed innevato sarà un bel problema il recupero del saccone. Per avere sempre un buon margine di sicurezza sappiamo che le soste dovranno essere a prova di bomba. Nulla deve essere lasciato al caso, tutto deve essere sottocontrollo. Riusciamo ugualmente a scherzare mentre ci lasciamo andare nel vuoto ed iniziamo a risalire le fisse, appesi come ragni giriamo su noi stessi ci godiamo l’alba che risveglia la valle sotto di noi. Ancora due lunghezze su terreno misto, neve inconsistente appoggiata sulla roccia, speroni di calcare instabili, cementati dal gelo. Un elogio alla lentezza, Daniele sale misurato ed io lo seguo negli impercettibili movimenti della corda. Alle 11 sbuchiamo sul cengione Bendotti. Guardiamo verso l’alto e restiamo perplessi, già dal rifugio avevamo notato le grandi cornici che bordavano le creste, ma speravamo di trovare un varco. Ipotizziamo diverse linee di salita, evitiamo accuratamente i canali ed optiamo per lo sperone che fa da spartiacque con il versante Valzurio. Due lunghezze di corda da 60 m su muri di neve a volte inconsistente e speroni di roccia dove riusciamo a posizionare delle protezioni, ci impegnano per tre ore, sino sotto la verticale della grande meringa, che aggiriamo a destra. Qui Daniele con una mossa magistrale si ranicchia appeso alle picche e puntando i ramponi su un bordo di neve dura sferra due testate alla cornice che è meno pronunciata e si apre un varco. Alle 14 sbuca nei pressi della croce di vetta. Un ora dopo io e il mio amico saccone, lo raggiungiamo. Ci riposiamo e lentamente scendiamo verso la grotta dei Pagani e da li al Passo della Presolana.

Un grazie a tutti gli amici che ci hanno sostenuto. Un grazie alla Regina che ci ha ospitato. Un grazie al mio grande amico Daniele “allenarsi” Natali con cui ho condiviso questo ultimo week-ende d’inverno.

Il cerchio si è chiuso. La primavera è alle porte e noi siamo pronti a cogliere ogni altra scintilla, ogni altro profumo, per iniziare un altro viaggio.

 

 

 
Mau, 18 marzo  2009
 
 
REPORT # 20
SERATE 2009

 
QUELLI CHE STANNO A NORD



VENERDI' 23 GENNAIO Ore 20,30 - NEMBRO
Cine Teatro SAN FILIPPO NERI - Via Vittoria, 12 - ingresso gratuito
PROMOSSO DA:
Comune di Nembro, Gruppo Alpinistico Nembrese, CAI Nembro
 
 
SABATO 14 FEBBRAIO Ore 20,30 - COLERE
PALACOLERE - ingresso gratuito
PROMOSSO DA:
AZIENDA PROMOZIONE TURISTICA

 
VENERDI' 27 FEBBRAIO Ore 20,30 - PONTE SAN PIETRO
Sala Multifunzionale ex UFO - Via Legionari di Polonia - ingresso gratuito
PROMOSSO DA:
CAI Ponte San Pietro
al termine della proiezione due chiacchiere ed un brindisi

 
Mau, 19 gennaio  2009
 
 
REPORT # 19
LE SERATE

 
QUELLI CHE STANNO A NORD



GIOVEDI' 25 SETTEMBRE - ore 21 - BERGAMO
AUDITORIUM (Piazza delle Libertà) - ingresso gratuito
al termine della proiezione due chiacchiere ed un brindisi

Manifesto

 

 
Mau, 17 settembre  2008
 
 

REPORT # 18
BUONA LA PRIMA

 

QUELLI CHE STANNO A NORD

Ad un anno di distanza ecco il frutto di questo gran bel gioco che ci ha visti impegnati a nord.
 
Vi aspettiamo!


 

 
Mau, 31 marzo  2008
 
 

REPORT # 17
ALTRE VISIONI

 

ALTRE VISIONI

Quelli che stanno a nord. Il lavoro continua.

 ... a voi altre
VISIONI

 
Mau, 3 gennaio 2008
 

REPORT # 16
A MARCO E SERGIO
 

 

A MARCO E SERGIO
di Yuri Parimbelli

La via è stata effettivamente aperta in due tornate.
Roby e io siamo saliti una prima volta a maggio, appena dopo un'inopportuna nevicata, infatti da Colere all'attacco del Fupù ci abbiamo messo tre ore e mezza. Abbiamo quindi salito i primi 2 tiri lasciando i chiodi usati in posto. I programmi erano di dormire alle baracche per poi tornare su il giorno dopo ma viste le condizioni siamo scesi riportandoci la spesa per la cena a valle.
Siamo quindi tornati in agosto partendo da Colere la mattina presto con tutto il materiale in groppa per poi andare a dormire al Rifugio Albani, dove la sera ci hanno raggiunti i nostri compari per le riprese sulla via Placido, programmate per il giorno dopo.
Abbiamo riarrampicato i due tiri aperti a maggio (nel primo tiro ho aggiunto un chiodo) e abbiamo proseguito cercando di tracciare una via logica utilizzando solo protezioni veloci e chiodi normali, cercando di essere in linea con lo spirito dei nostri amici ai quali abbiamo dedicato la salita.
Marco e Sergio aprirono anche loro una via su questa parete nel 1986.
Per questo motivo abbiamo deciso di provare ad aprirne una anche noi sulla stessa parete e con lo stesso stile.
In giornata siamo quindi riusciti a finirla aprendo altri 4 tiri.
Ne è nata una linea logica dalla quale si può anche scendere in doppia, dove la roccia è nel complesso buona e a volte molto bella. Le difficoltà arrivano al massimo all VIII solo in una lunghezza, la chiodatura esige attenzione ed una buona capacità nel proteggersi. E' necessario prestare un pò di attenzione alla roccia nel diedro del primo tiro ma poi la qualità migliora decisamente.
Tutti i chiodi che Roby e io abbiamo usato sono stati lasciati e sono stati messi arrampicando senza usare cliff e senza appendersi ad altre protezioni.
Sui tiri abbiamo sempre chiodato in posizioni che ci permettessero di farlo stando solo attaccati a volte con alcuni numeri da "circo" .
E' una via che consigliamo soprattutto perchè è in una parte della Presolana ancora selvaggia e poco frequentata, che offre uno spettacolare balcone sulla parete Nord.

(Le immagini dell'apertura il PDF della relazione)

 


 

REPORT # 15
VISIONI

 

Queli che stanno a nord, non son mai fermi, non son mai paghi. Irrequieti come sempre.
Continuano a cercare, esplorare e rimestare tutto quello che han raccolto questa estate ed alla fine, con la prima neve, han gettato d'impeto nel calderone.
Il fuoco è lento, alcune fiammate portano a bollore la pozione, poi il fuoco si quieta e tiene in temperatura il tutto. Si medita, si riflette e poi via si ricomincia a mescolare, si getta un ceppo tra le fiamme e qualcosa succede ... a voi le prime
VISIONI


 

REPORT # 14
NEVE

 

NEVE

Era una notte di luna piena.
Ci si vedeva come in pieno giorno.
Un esercito di nuvole soffici come fiocchi venne a mascherare il cielo.
Erano migliaia di guerrieri bianchi che si impadronivano del cielo.
Era l’esercito della neve.
(NEVE - Maxence Fermine)


Ieri, nel tardo pomeriggio, con Alberto siamo saliti al cospetto della Nord. Avevamo un appuntamento con Roby e Yuri, che stanno lavorando sulla parete per il maquillage di alcune vie della Nord. Invece che il solito sentiero, abbiamo imboccato quello che dal paese sale al pian Vione e da qui al colle della Guaita costeggiando le bastionate rocciose che salgono alle Quattro Matte e sostengono il sentiero attrezzato della Porta. Vogliamo cogliere ancora alcune immagini, alcune parole, per chiudere il cerchio, per dare un senso compiuto alla storia che vogliamo raccontare. La sera scorre piacevolmente, tra chiacchiere e riprese, un bicchiere di vino ed una fetta di formagella. Si parla anche del lavoro di sistemazione delle vie che stanno facendo, di come intendono muoversi, di quali siano i piani per i giorni a venire, di come sia stato difficile partire e di come siano soddisfatti di questo inizio.
La stufa scalda il piccolo ambiente della baita, mentre la notte fuori è fredda, stellata e rischiarata dalla luna. Ci corichiamo, la sveglia è puntata alle sei. Come al solito la notte scorre veloce è già ora di alzarsi, io ed Alberto dobbiamo scendere, mentre Roby e Yuri preparano il materiale per la giornata.
E' ancora buio, usciamo, che sorpresa! Tutto è bianco, silenzio, non un alito di vento, fiocchi impalpabili danzano nel fascio di luce delle frontali. La neve mi mette sempre di buon umore, sono felice anche se i piani degli amici vengono d'un tratto cancellati. Inconvenienti del mestiere di guida. La montagna decide i tempi, noi ci possiamo solo adattare. Roby e Yuri oggi avranno il loro bel da fare nell'andare a recuperare il materiale lasciato in parete. L'esercito della neve per oggi a vinto la battaglia.

Sul sito di Roby trovate alcune immagini dei lavori in corso.

 

Mau, 24 ottobre 2007



REPORT # 13
SOGNI NEL CASSETTO

 

SOGNI NEL CASSETTO

Da tempo Roby ha un sogno nel cassetto, un sogno condiviso con alcuni amici, da tempo ne parliamo, ma come al solito ci si scontra con la realtà, con gli aspetti economici, con la necessità di trovare uno sponsor.
Sarebbe bello risistemare la chiodatura di gran parte delle vie della nord, nel rispetto dell'etica e della storia che ha portato all'apertura dei singoli itinerari, quindi senza snaturarli e lasciando immutata la loro componente alpinistica e l'impegno psicofisico che questi richiedono. Quindi non aggiungere nessuna protezione oltre a quelle presenti lungo i singoli tiri, verificare e ribattere i chiodi, sostituire esclusivamente gli spit piantati dagli apritori ed in molti casi non più in grado di garantire una corretta tenuta in caso di volo, magari dove possibile diminuendone anche il numero ma senza modificare la difficoltà obbligata che l'itinerario richiede sin dalla sua iniziale chiodatura. Inoltre su alcuni itinerari storici aggiungere un fix alle soste, in modo tale che in caso di volo del primo non ci sia il rischio che la sosta medesima venga strappata via.
Per esemplificare: sulla Direttissima aperta nel "74, lavorare solo sulle soste e lasciare la chiodatura sui tiri inalterata; su Mis Mescalina sostituire e razionalizzare integralmente la chiodatura originaria fatta a spit dell'otto; su Paco richiodare le soste, sostituire i rarissimi spit dell'otto ed i cordini nelle clessidre. In ogni caso gli itinerari mantengono il loro impegno originale, ma viene tolto ogni dubbio sulla tenuta degli spit e sulla sicurezza di chi resta in sosta ad assicurare.
Roby e gli amici che condividono questo sogno, sulla Nord han ripetuto tutto o quasi, ma si rendono conto che un lavoro simile sarebbe utile per favorire la frequentazione sulle vie della Nord. Il desiderio ed il fine ultimo è quello di fare conoscere questa muraglia calcarea e le sue linee vertiginose oltre i confini locali, condividendo con più persone possibili il piacere di arrampicare sul lato oscuro della Regina delle Orobie: la Presolana.
I sogni nel cassetto sono stati anche condivisi con chi le vie sulla nord le ha aperte, dove ancora possibile, chiedendo a loro un parere, un confronto ed infine un consenso.

Dalle chiacchiere si passa alle parole scritte e Roby stende un progetto organico di recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico ed alpinistico dell'intero massiccio. Da cosa nasce cosa ed iniziano a muoversi anche gli enti locali ed il CAI. La bella notizia, l'epilogo di questa prima fase che speriamo sia solo l'inizio di un modo nuovo di approcciarsi ad alcuni aspetti della nostra realtà alpina, è che la Comunità Montana Valle di Scalve, tramite il CAI di Bergamo ha finanziato un primo lotto dei lavori di sistemazione delle vie sulla nord. Il CAI grazie al lavoro della sua Commissione Alpinismo, ha individuato come referente dell'iniziativa la guida alpina Roby Piantoni, con lui ha concordato modi e tempi dei lavori di sistemazione, individuando i percorsi su cui intervenire: 1 - Il cengione Bendotti; 2 - Lo Spigolo Castiglioni (Nord-Ovest); 3 - Miss Mescalina; 4 - Bosio; 5 - Paco; 6 - Direttissima.

Roby con Kita e Yuri, la scorsa settimana ha  già iniziato i lavori, sul suo sito possiamo seguirne l'evoluzione.

Immagino già nasi che si storcono, mugugni e voci di protesta. Vi chiediamo solo una cosa attendete prima di esprimervi, noi e Roby vi terremo informati comunicandovi tempestivamente il termine dei lavori su ogni singola via. Quindi correte a ripeterla e solo allora esprimetevi, date un giudizio anche critico, sarà sicuramente utile per ridiscutere e magari correggere il tiro in futuri interventi.
Quindi buone scalate.

L'intero progetto della Comunità Montana Valle di Scalve prevede inoltre la realizzazione di un Ecomuseo delle Miniere e la sistemazione dei sentieri che dalla Val di Scalve salgono ed attraversano il massiccio della Presolana, anche la realizzazione di quest'ultimo intervento è stato delegato al CAI di Bergamo.

Buon Lavoro a tutti.

 

Mau, 22 ottobre 2007

 

 

REPORT # 12
VIE NUOVE
 

 

VIE NUOVE IN PRESOLANA

Le storie di quelli che stanno a nord non si fermano e non si fermeranno.
Abbiamo ripetuto vecchie linee dimenticate, itinerari facili e difficili.
Abbiamo ripreso, intervistato, chiacchierato.
Abbiamo suonato ed ascoltato, mangiato, bevuto e sorriso.
Insomma ci siamo divertiti e ci stiamo divertendo.
Ma le facce da nord, o per lo meno alcune di loro, san fare di più: fantasticare su nuove linee e poi concretizzarle, lasciando nuove tracce tra le quinte rocciose della Presolana.

Questa estate due sono state le nuove vie aperte, antitetiche tra loro, anche se frutto della stessa passione.
Una ombrosa e schiva, l'altra solare ed evidente.
Una ad ore di cammino dal fondovalle in uno dei luoghi più nascosti del massiccio, l'altra a dieci minuti dall'auto sotto gli occhi di tutti gli automobilisti che dal Passo della Presolana scendono in Val di Scalve.
Una con chiodatura classica e ridotta l'osso, obbligato elevato ed impegno psicologico notevole, l'altra ben protetta e più accessibile, oserei dire "plasir" o quasi.

La prima "Via a Marco e Sergio" è stata aperta il 10 agosto 2007 da Yuri e Roby sulla Parete del Foppone alla Presolana Orientale, un itinerario esigente che richiede di possedere il grado e una gran testa e che aspetta ancora la prima ripetizione.
(Le immagini dell'apertura il PDF della relazione)

La seconda "Via Serenella" è stata aperta l'8 settembre 2007 da Roby, Matteo e Patrik sul Torrione Visolo, un breve e divertente itinerario su roccia a tratti stupenda, in una zona accessibile e comoda, che promette notevoli sviluppi futuri.
(Le immagini di una ripetizione ed un breve report)

Stili differenti, etiche differenti, ma che denotano rispetto e amore per la storia e per i luoghi.
 

 

Mau, 19 ottobre 2007


 

REPORT # 11
PONORISTI
 

 

PONORISTI

Esisteranno sempre avventuriere: esseri sradicati, incapaci di adattarsi, costantemente in partenza, che non hanno mai tregua e stanno sempre con un piede sollevato. Se vedono una montagna devono scalarla, se vedono un baratro ci si devono tuffare, se scoppia una tempesta si piazzano con il viso controvento. Si portano dietro una sorta di eterno prurito. A volte riescono nell’impossibile:d’un tratto il sole li riscalda in faccia.
Mikael Niemi “Il manifesto dei cosmonisti”

Come i Ponoristi di Niemi non abbiamo tregua, ci sentiam sempre in partenza, non perché un senso di insoddisfazione ci pervade, ma perché il desiderio di essere sfiorati ancora una volta dal piacere ci attrae.
Sentirsi calmi nel cuore di una tempesta, felici per un raggio di sole al tramonto.

Lorenzo mi ha regalato le sue immagini rubate in uno dei tanti viaggi verticali attraverso la nord, con piacere le riguardo e le metto in rete.
Aggiungo anche il PDF della
relazione della “Via Placido”, invitandovi ad un prossimo viaggio nei luoghi di QUELLI CHE STANNO A NORD ed augurandovi di trovar piacere nello scalare su questa elegante linea.

 

Mau, 8 ottobre 2007


 

REPORT # 10
VIA MARCO E SERGIO DALLA LONGA
 

 

VIA MARCO E SERGIO DALLA LONGA

Come promesso rieccoci a nord per narrare con calma quanto successo in questa estate che volge al termine, storie parallele al nostro progetto, ma sempre storie di QUELLI CHE STANNO A NORD.
La Presolana Orientale nasconde sul suo versante nord un'impressionante muro, lo si può vedere solo se si percorre il sentiero della Porta, dopo un'ora di cammino partendo dal Rifugio Albani: si tratta della parete del Foppone, meglio conosciuta come Fupù.
Sino al 1986 oltre allo spigolo nord ed altre due linee alla sinsitra, nella sua parte centrale era percorsa  solo dalla via Fassi. In quell'anno, nel mese di Agosto, Sergio e Marco dalla Longa, partendo dalla cengia che taglia la parete, aprirono un nuovo tinerario. Misero uno spit sul primo tiro, salito in artificiale, per il resto arrampicarono in libera con difficoltà sino al sesto superiore e su roccia in alcuni casi di dubbia qualità. Da allora la via è stata ripetuta solo una volta, in solitaria da Giangi; il 10 agosto Giangi torna con Ennio, prova la prima lunghezza e proseguono alternandosi in testa alla cordata.
La voce si diffonde tra gli amici, nonostante lo stampo alpinistico e la roccia in alcuni tiri non particolarmente buona, viene ripetuta nei giorni a seguire: Yuri e Piera, Daniele e Jerry, salgono a ripeterla, Yuri sale a vista la prima lunghezza che dovrebbe essere attorno al 7b.
Un gran bel modo per ricordare Sergio e Marco ... ripercorrendo le loro tracce.

Un particolare grazie a Ennio e Giangi che hanno messo a disposizione le immagini della loro salita e la relazione originale stesa da Sergio.


 

Mau, 28 settembre 2007




 

REPORT # 9
E MUSICA FU'
 

 

E MUSICA FU'

Sabato 8 il tempo è stato ottimo, roba da non crederci. Per scaramanzia non mi ero mai pronunciato, ma passare l'estate in Presolana senza prendere una bella lavata, se si escludono le poche gocce che ci hanno rinfrescato su Paco, è veramente un fatto eccezionale.

Torniamo allo scorso sabato, sulla nord nessuna cordata impegnata, ai suoi piedi la BANDA DEGLI OTTONI ha suonato alla grande. Un concerto itinerante da Colere al Polzone, da Cima Bianca all'Albani, dalle Miniere ai piedi della Nord. Uno spettacolo desueto, una visione originale, un piacere dei sensi.

Oltre all'immancabile Rocco, ci ha fatto compagnia anche Guglielmo, anche lui protagonista dell'apertura della via "Placido". Renzo, il cineoperatore di allora, come al solito ha sfornato una delle sue megacrostate.

Impossibile raccontare questa giornata di chiusura di un'estate passata a NORD, lascio il'arduo compito alle immagini. Ora ci aspettano le riprese in fondovalle, le chiacchierate con Roby e con Yuri ed il lungo lavoro in studio davanti ai monitor.

 

Mau, 14 settembre 2007


 

REPORT # 8
MUSICA SOTTO LA PARETE NORD
 
 

MUSICA SOTTO LA PARETE NORD

Non siamo scomparsi, stiamo ancora macinando tutto quanto raccolto nelle intense settimane tra luglio e agosto. Siamo pure tornati sulla nord per un viaggio interrotto a metà, da un temporale, lungo la via Paco, dove abbiamo visto cose inenarrabili.

Anche sabato 8 settembre torneremo sotto la nord, non per un'altra scalata, ma per ascoltare musica, un concerto itinerante tra il Rifugio Albani e i piedi della parete, al ritmo della BANDA DEGLI OTTONI.

Ovvio che siete tutti invitati, vi aspettiamo per le 13 al Rifugio Albani, la musica andrà avanti ininterrottamente sino alle 15, le chiacchiere ed i brindisi andranno ben oltre.

Mau, 4 settembre 2007


 

REPORT # 7
STORIE DA RACCONTARE
 
 

proposta di:

 

 

STORIE DA RACCONTARE

Reduce da un fine settimana intenso, devo ancora capire, mettere ordine, riflettere su quanto è successo. Storie piccole e grandi, dei nostri giorni e dei tempi passati, intime e collettive. Troppe storie da raccontare, persone e personaggi compaiono e scompaiono, si accavallano, si incrociano, si allontanano. Da che parte iniziare, cosa mettere nella storia che vogliamo raccontare? Gran bel dono la sintesi, la capacita di cogliere l'attimo giusto ed in pochi secondi avere già raccontato tutto. Peccato non esserne dotati. Un gran bel lavoro, affascinante ci attende. Come in parete, tra i mille appigli solo pochi sono quelli che ti permetteranno di arrivare in cima, la giusta sequenza per non cadere, per non appendersi, per risolvere il rebus.
Come direbbe Daniele: "Allenarsi!", senza però trascurare la photogallery di questi giorni.

I semplici fatti alpinistici accaduti sono comunque significativi.
Venerdì Yuri e Roby chiudono un vecchi conto in sospeso a sinistra dello spigolo nord, sulla parete nord-est del Fupù. Ne è uscita una via per pochi, corta ed intensa: sei lunghezze, 6c obbligato ed expo, serie completa di friends, soste attrezzate. A breve relazione ed ulteriori dettagli.
La via è stata dedicata "A Sergio e Marco", due cari amici che purtroppo ci hanno lasciato.

Sabato mentre ripetevo per l'ennesima volta la "Placido Piantoni" in cordata con Daniele e Lorenzo e riprendevo la cordata di Roby e Yuri; Giangi ed Ennio sono andati a ripetere, sempre sulla parete del Fupù la via aperta vent'anni fa da Sergio e Marco. Anche di questa prepareremo la relazione.

Domenica mentre bighellonavo ai piedi della nord le cordate si sono sparpagliate tra "Le medaglie di Matley", Miss Mescalina", "Via col vento" ed i più rilassanti monotiri al Vascello Fantasma. Nessuno però mancava per la merenda alle baite delle miniere, con una megacrostata preparata dal mitico Renzo, con su scritto "30° Via PLacido". Quando gli abbiamo fatto notare che erano solo 29 anni ci ha detto in un bel bergamasco: "lo so! Tanto prima che esca il film, arriva l'anno prossimo che è quello del trentesimo!"

Mau, 13 agosto 2007

 


 

REPORT #6
VALORE AGGIUNTO
 
 

proposta di:

 

 

VALORE AGGIUNTO

Ipse dixit: Alberto Peruffo INTRAISASS
"
Da quanti anni cerchiamo di dire che l’alpinismo ha di per sé un potenziale universale straordinario e che non siamo capaci di tirarlo fuori, specie quando per attirare l’attenzione del pubblico (e degli sponsor) svende la propria peculiare natura legandola ad artificiosi quanto inutili record, ad anniversari altisonanti ma che non riescono poi a creare valore aggiunto, ..."

Mi piace leggere cose chiare e taglienti.
Alberto Peruffo nel suo ultimo editoriale su INTRAISASS è nello stesso tempo chiaro e tagliente, senza però perdere la leggerezza che contraddistingue la sua penna.
Così continua l'editoriale

"...ad attività che esulano dall’alpinismo e che affibbiano la propria spedizione, che so io, alla benedizione del Dalai Lama, ad uno che arriva al campo base scalzo, nudo, o con il bitorzolo impacchettato da qualche famoso brand, o che affida la propria passione a giornalisti che coltivano il sensazionalismo e l’ipocrisia dell’isola dei famosi invece di dare voce alla semplice bellezza, senza altri ornamenti, di salire una montagna??! Giornalisti che spesso costruiscono castelli di fumo semplicemente per pagarsi un bel viaggio in terre remote sperando di risvegliare l’ottusità dei loro sensi, compro[]messi."

A nord noi vorremmo "dare voce alla semplice bellezza", forse non creeremo valore aggiunto, ma cercheremo con tutte le nostre energie di concentrarci sulla bellezza.
Ieri tra le nubi si vedeva una Presolana bianca di neve, oggi il cielo è azzurro e la meteo per i prossimi giorni non è male. Già qualcuno questa mattina è salito al rifugio e in parete, per cogliere attimi e lasciare tracce. In questi giorni sulla nord farà freddo, il caldo di luglio sarà solo un ricordo, ma ci sarà ugualmente movimento e tra pochi giorni saremo ancora tutti qui in fondovalle con altre storie da raccontare.
Ora parto, entro sera sarò al cospetto della Nord.

Mau, 10 agosto 2007

 

 

 

 

REPORT #5
APPUNTAMENTO A NORD
 
 

proposta di:

 

 

APPUNTAMENTO A NORD
sabato 11 e domenica 12 agosto

Alcuni mesi fa, sul finire dell'inverno, con le gambe sotto un tavolo ed un po' di vino in corpo, un gruppo di amici si è dato un appuntamento. La prima o la seconda di agosto ci saremmo rivisti ai piedi della nord. Allora tante idee frullavano nella mente ma nulla era stato fatto, tutto poteva restare li, sospeso, congelato, pronto per essere dimenticato. Invece una forza, un energia strana, ha sostenuto l'idea. Ognuno ha fatto una parte del lavoro che ci si era proposti, grande o piccolo che sia, ognuno ha dato il suo contributo prezioso. Sin da ora un particolare grazie per la sua incondizionata disponibilità, va al mio compagno di cordata: Daniele. E pensare che ad inizio stagione aveva decretato "Questa estate basta Presolana! Voglio vedere posti nuovi."

Nel frattempo Yuri è andato e tornato dal Pakistan alla ricerca vana di cime inviolate, Roby non è stato sicuramente più fortunato, il tentativo di traversata ai Gasherbrum è restato tale. Sicuramente entrambi non si scoraggiano, la rinuncia fa parete del gioco e sono già pronti per ripartire nei prossimi mesi, ma nel frattempo sono con noi per seguire una sottile linea rossa. Per tornare dove altre guide come loro lasciarono un segno, per ritrovare i ricordi di un padre troppo presto scomparso.

Non mi sembra vero ma sabato e domenica prossima saremo in parecchi all'ombra della NORD, alpinisti, guide alpine, escursionisti, semplici viandanti, accomunati dalla voglia di raccontare una storia, idealmente iniziata nell'agosto di 29 anni fa.
Con noi ci saranno Flavio, Rocco e Domenico, che con Livio salirono la via Placido per la prima volta; magari domenica riusciremo pure a legarci in cordata assieme.
Nella giornata di sabato Roby e Yuri saranno in parete con me e Daniele, se la meteo è buona dovremmo riuscire a chiudere le riprese in via, percorrendo così per l'ennesima volta lo scudo giallo della Placido. Altri amici ci faranno compagnia arrampicando sulle altre vie della Nord.
Come già detto non esiste solo il punto di vista "a volo d'uccello", ma anche quello "a pelle di leopardo", quindi Alberto e Sergio con i piedi saldamente ancorati a terra e con le videocamere in mano, raccoglieranno testimonianze, ruberanno immagini, ascolteranno chi ha voglia di raccontare storie della valle di ognidove.

Per chi volesse venirci a trovare, il punto d'appoggio è il Rifugio Albani, raggiungibile da Colere (Val di Scalve)

 

Mau, 8 agosto 2007

 


 

REPORT #4
LA VALLE DI OGNIDOVE
 
 

proposta di:

 

 

LA VALLE DI OGNIDOVE

Davide Sapienza è un grande amico, in tutte le accezioni che contempla un termine come "GRANDE". Anche le chiacchierate che ci facciamo sono di dimensioni notevoli e con lui condivido un immaginario formatosi negli stessi anni, con le stesse musiche, nelle stesse valli.
Davide ha intrapreso un bel viaggio che ad ora lo ha portato nè La Valle di Ognidove  e chissà dove nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni. Infaticabile viaggiatore sui generis ha seguito tracce, percorso sentieri, non solo con il corpo ma anche con la mente, viaggi totalizzanti che valgono una vita.

E' una perfetta faccia da nord, anche se lui vive a sud della Presolana, e spero ci farà compagnia all'ombra della nostra Nord, nella nostra Valle di Ognidove. Per ora con le parole e con la mente è già con noi, dedicandoci i suoi pensieri e alcune righe nel blog di INTRAISASS.

Grazie Davide, ti aspettiamo.

 

Mau, 2 agosto 2007

 

 

 

 

REPORT #3
PUNTI DI VISTA
 
 

proposta di:

 

 

PUNTI DI VISTA
ovvero:
IL DIARIO DI PRODUZIONE

Differenti sono i punti di vista, c'è chi guarda dal basso e chi dall'alto.
Non vi è un punto di vista privilegiato, così come il nord di luogo non è altro che il sud di un'altro. Si tratta non solo di semplici riferimenti di una geografia reale e relativa, ma soprattutto di riferimenti di una geografia della mente, differenti modi di vedere di un comune sentire, di quelli che stanno a nord.
Orme ha uno sguardo dall'alto, Alberto dal basso. A volo d'uccello o a pelle di leopardo, nulla cambia. Sguardi complementari sulla medesima storia.
Quindi due diari paralleli che si compenetrano e cercano di narrare il percorso, la crescita con parole, toni ed immagini differenti.

Cosa vede il leopardo? Ecco il suo diario.

Ci sono pure brevi spezzoni di riprese, brandelli d'immagini, spunti e stimoli.

 

Mau, 2 agosto 2007

 

REPORT #2
FACCE DA NORD
 
 

proposta di:

 

 

FACCE DA NORD

Ciack si gira!
Ieri, dopo le salite di preparazione, dopo le riprese preliminari, dopo aver organizzato la logistica in parete, dopo aver preparato tutto il necessario, c’era fermento sulla nord.
Un’allegra comitiva, sudata e giocherellona, pressoché in mutande, è arrivata all’attacco della “Placido Piantoni”, la superdirettissima aperta nel 1978 sugli specchi gialli di questa grande parete.
Qualcuno sentenzia serioso e ieratico che: “Non ci sono più le stagioni di una volta! Sulla nord in mutande non s’era mai visto nessuno". Qualcuno racconta divertito di un avvicinamento al pilone centrale del Freney fatto in koflach e slip, grondando di sudore sotto uno zaino gigante e sotto gli occhi esterrefatti di altri alpinisti che scendevano dall’Eccles.
Il caldo da alla testa a qualcun’altro e per un soffio riusciamo a bloccare un tentativo di free-solo troppo estremo, nessuna rivista avrebbe pubblicato foto poco edificanti, mai sarebbe stato omologato il tentato exploit  per assenza di casco e sacchetto della magnesite.
Si parte e si fa cagnara, troppa, e una voce fuori campo ci richiama all’ordine. La regia mimetizzata sulle creste di Cima Verde, stesa a pelle di leopardo sui ripidi prati, tiene d’occhio l’anarchica truppa che inizia il suo viaggio verticale.
La parete piomba nell’ombra e l’aria finalmente si rinfresca. Diamine! Siamo o non siamo a nord?
Daniele e Yuri son le prime donne, la cordata di punta, gli attori o quasi di questo strana storia. Marco e Francesco sono gli uomini di fatica, che solitamente in via son di poche parole, ma ieri non riuscivano a contenersi e come due pettegole, giù in fondo alla chiesa nell’ultimo banco, continuavano a bisbigliare pensando di non essere uditi.
La linea della via è fantastica, i movimenti fluidi ed estetici, c’è una gran bella atmosfera e tanto vuoto attorno. Salire, fermarsi, predisporre cavalletto e videocamera, riprendere, arrampicare, far sosta, controllare nodi e materiale, sorridere, chiacchierare. Il tempo scorre ed arriviamo al decimo tiro, quello da liberare. Giovedì Giangi dopo averlo provato ed averne ripulito i minuscoli appigli lo ha salito, ieri Yuri per un soffio non riesce a salirlo a vista, poi lo riprova e sale, confermando una difficoltà tra 7a+ ed il 7b (VIII+ / IX- nella scala UIAA). Pochi movimenti intensi su una pancia nera, protetti esclusivamente dalla chiodatura originale ovvero piccoli chiodi a lama piantati dal basso verso l’alto, che non terrebbero un’eventuale caduta.
Iniziamo le calate, soddisfatti di quanto abbiamo combinato.
Ora dobbiamo aspettare Roby, che sta rientrando a Colere dal suo tentativo di salita ai Gasherbrum, poi torneremo in parete per altre riprese.

La photogallery di oggi è dedicata a tutti i compagni di questa avventura, a quelle “facce da nord” con cui ho condiviso e condivido giorni ed avventure fantastiche.


 

Mau, 29 luglio 2007

 

 

REPORT #1
QUELLI CHE STANNO A NORD
 
Vivere in montagna da alpinisti

proposta di:

 

 

L’altro giorno io e Daniele abbiamo ripetuto la Via Placido Piantoni, la superdirettissima che sale lo scudo rosso e giallo posto al centro della Nord della Presolana, grande esposizione, roccia più che bella … entusiasmante. Grande rispetto ed ammirazione vanno a quegli alpinisti che negli anni “70, senza utilizzo di chiodi a pressione hanno salito in tre giorni questo muro impressionante. Tranne una breve sezione al decimo tiro, ancora da liberare, tutta la via è stata salita in libera.
Nella photogallery  trovate le immagini rubate in parete.
Questo è stato il primo passo per realizzare un progetto, nuovo ed appassionante, che vi lascio raccontare da Alberto.


IL PROGETTO

DOVE.
La parete Sud del Pizzo della Presolana è come adagiata sui prati, bella e assolata. Mucche, case e alberghi distribuiti casualmente, automobili in fila sul nastro di strada che si snoda verso il Passo omonimo. A Colere  le case sembrano più piccole, più vicine, sotto la parete Nord che incombe enorme, alta, lunga e ferma. Qualche escursionista si è probabilmente chiesto “Ma la gente che vive sotto una parete così, che gente è...”. La Valle di Scalve appare già dal Passo della Presolana come un mondo a parte, Colere mi è sempre sembrato un paese a parte in un mondo a parte.

COSA.
C’è sempre, ma forse è solo un problema mio e allora dirò: io ho sempre una forte titubanza a progettare filmati da realizzare in montagna, con la gente che vive in montagna. Mi viene in mente lo slogan “Niente su di noi senza di noi”, anche se l’ambito è un altro. Lo slogan, che ha a vedere con gli studi sulla disabilità, in questo caso mi pare utile per evidenziare una distanza da colmare, anche se la “disabilità”, in questo caso, è mia. Chi non abita in montagna mi sembra che debba trovare un accompagnatore, un interprete, un mediatore culturale, soprattutto se vuole raccontare un incontro “vero”, anche se non è facile spiegare questo “vero”. Vlada Petric parlerebbe di autenticità ontologica, ma lasciamo stare Vlada Petric....

CHI.
Maurizio mi ha mostrato un filmato, fortunosamente ritrovato che racconta una prima salita della Parete Nord della Presolana attraverso una via di grandi difficoltà alpinistiche. È l’agosto del 1978, protagonisti quattro forti alpinisti di Colere.  Fra loro Livio Piantoni, guida alpina, che insiste perché la salita sia documentata con il filmato, della durata di circa quaranta minuti, montato con lo stile ironico in voga in quel periodo, anche se talvolta fa capolino un modo eroico, che però non è ampolloso e neppure sgradevole.
Livio Piantoni trovò la morte in una tragica spedizione sulle Ande nel 1981. Suo figlio Roby, nato nel 1977, ha ritrovato il filmato. Roby è guida alpina come il padre e in questo momento è uno dei più forti alpinisti bergamaschi, nel 2006 ha salito l’Everest senza ossigeno.

IL CHI CON IL COSA.
Abbiamo pensato di fare due proposte a Roby Piantoni.
La prima proposta è stata quella di ripetere la via aperta dal padre quasi trent’anni fa, con l’obbiettivo di “liberarla”, di percorrerla cioè usando i chiodi solo come sicurezza e non per progredire. Ha accettato con un entusiasmo cui non eravamo preparati: la via sarà salita da Roby e da Yuri Parimbelli, a sua volta guida alpina e fortissimo alpinista. La via, in questi trent’anni è stata ripetuta pochissime volte, questo per dare un’idea della difficoltà. Maurizio con Daniele ed altri alpinisti riprenderanno tutta la salita da più punti, direttamente in parete. Vogliamo ottenere immagini di grande qualità tecnica e spettacolare.
La seconda proposta, apparentemente meno ardita, è in realtà molto delicata e importante dal punto di vista cinematografico: Roby Piantoni è diventato il nostro “mediatore”, alla ricerca dei protagonisti della salita del 1978. Cercheremo di raccontare con il suo aiuto la vita di questi abitanti di Colere che non sono rimasti insensibili al fascino della Parete Nord della Presolana. È più facile prevedere il successo di una difficile ascensione che prevedere la riuscita di un incontro che si svolge con la ingombrante presenza di una telecamera, quando il fine è l’autenticità che già improvvidamente ho evocato.
La montagna è una risorsa? Non so ancora se i testimoni di quella salita saranno “testimoni privilegiati” del vivere la montagna, ma non vogliamo rispondere a grandi domande, ci basta, per il nostro racconto, sapere che la linea che hanno trovato sulla roccia della Presolana, documentata trent’anni fa con una pellicola, sia la stessa linea che filmeranno oggi le nostre telecamere.

Alberto Valtellina, luglio 2007

 

 

 
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